LIDA Firenze

Lega Italiana dei Diritti dell'Animale

Contro la direttiva europea sulla vivisezione

Posted by lidafirenze su 24 gennaio, 2012

LA LIDA DI FIRENZE si associa all’iniziativa di Leal, Equivita, Fondazione Hans Ruesch e sottoscrive la LETTERA APERTA AL MINISTRO DELLA SALUTE contro il recepimento della Direttiva 2010/63/UE:
scientificamente obsoleta, moralmente inaccettabile, questa Direttiva è “irrecepibile”!
Onorevole Ministro,la Direttiva 2010/63/UE, ora in fase di recepimento nel nostro Paese, è stata votata a Strasburgo ignorando due importanti voci contrarie:

LA PRIMA VOCE CONTRARIA è quella di un numero significativo di medici e scienziati che denunciano l’invalidità scientifica della sperimentazione animale e i danni che comporta estrapolare i dati da una specie all’altra, in particolare dall’animale all’uomo. Tale errore di metodo rappresenta:

1. un ostacolo all’avanzamento della scienza, che colpisce in particolare l’Europa, incapace di stare al passo delle nuove conoscenze, essenziali per la tutela della salute umana, perseguite altrove con tutt’altra lucidità. A titolo d’esempio, fin dal 2007 il National Research Council americano ha dichiarato necessaria una “svolta epocale” nei test tossicologici, con il superamento dei modelli animali, e proprio in tal senso ha dato il via a un piano di ricerca quinquennale sottoscritto dalle maggiori agenzie di controllo Usa;
2. un enorme sperpero di risorse economiche. Per dirla con Robert Weinberg, docente di biologia al MIT, “ogni anno le industrie farmaceutiche sprecano centinaia di milioni di dollari usando come modelli i roditori nella ricerca oncologica”;
3. uno sperpero ancora più grave di vite umane. Nella sola UE, nel 2008 vi sono stati 197.000 decessi per reazioni avverse al farmaco, tragedia cui ha contribuito certamente un metodo di ricerca ingannevole come la sperimentazione animale.

LA SECONDA VOCE CONTRARIA viene dal sentire comune della grande maggioranza dei cittadini che credono nei diritti degli animali quali esseri senzienti (Trattato di Lisbona, articolo 13). Lo provano 120.000 firme raccolte in Italia in soli due mesi, nell’estate 2010, contro la Direttiva, impropriamente chiamata “Legge di protezione degli animali utilizzati a fini scientifici”. Nessuna protezione viene infatti accordata agli animali da questa legge, che sembra venire dai secoli bui della Storia.

Una legge che voglia proteggere sia gli animali sia la nostra salute non può che sostituire la sperimentazione in vivo con le più moderne tecnologie di ricerca scientifica, con immenso beneficio:

  •  per l’affidabilità dei risultati
  •  per la quantità dei dati che si riescono a ottenere
  •  per la rapidità delle risposte

E’ “IRRECEPIBILE” una legge che induce a perseverare in un grave errore scientifico e inoltre rende possibile:

  • riutilizzare più volte lo stesso animale, anche in procedure che gli provocano intenso dolore, angoscia e sofferenza (articolo 16);
  • praticare l’apertura del torace e altri interventi ad animali inermi senza far uso di analgesici o anestesia (articolo 14, allegato VIII):
  • sperimentare su cani e gatti randagi (articolo 11);
  • tenere in isolamento totale per lunghi periodi animali socievoli come i cani e i primati (allegato VIII);
  • costringere gli animali al nuoto forzato o altri esercizi fino al sopraggiungere della morte(allegato VIII);
  • somministrare scosse elettriche fino a indurre l’impotenza (allegato VIII);
  • sperimentare per la ricerca di base sui primati non umani (che vengono catturati nel loro ambiente naturale e venduti ai laboratori di tutto il mondo nel numero di 100.000 all’anno) a totale discrezione dei ricercatori (articoli 5, 8, 55).

Noi pertanto chiediamo, Onorevole Ministro, la sospensione del processo di recepimento della Direttiva 2010/63/UE e l’immediata apertura di un ampio dibattito pubblico intorno ai principi etici e scientifici che devono ispirare una legge sulla ricerca medico-tossicologica degna del XXI secolo. Senza mai dimenticare che:
– la sperimentazione animale è l’unico metodo di ricerca biomedica a non avere mai superato un processo di convalida, l’unico a non dover rispondere né in via preliminare, né retrospettivamente a protocolli che ne attestino il valore e l’attendibilità, l’unico che si regga sul sistema di “autocertificazione” di chi la pratica;
– solo se i cittadini italiani diventano democraticamente partecipi e responsabili di questo processo può nascere una vera cultura dei “metodi sostitutivi”, scientificamente fondati, con i quali tutelare appieno la nostra salute. Non siamo noi a chiederlo: a esigerlo sono la Convenzione di Aarhus e la Carta Europea sull’Ambiente e la Salute secondo cui si deve consentire ai cittadini l’accesso ai processi decisionali riguardanti tali questioni;
– La Direttiva non può essere recepita in segreto e in silenzio!

A maggior ragione in un periodo di crisi globale, questo nuovo approccio nella ricerca potrà mettere l’Italia all’avanguardia dell’innovazione indispensabile a uno sviluppo economico adeguato ai tempi, fondato su democrazia e civiltà.

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