LIDA Firenze

Lega Italiana dei Diritti dell'Animale

Il «Chiantishire» contro i caprioli «Abbattiamoli, devastano le vigne»

Posted by lidafirenze su 20 maggio, 2009

Animali Più di 5 mila sono già stati soppressi. Legambiente: allarmismo eccessivo

Cervidi nel mirino, in Toscana sono 50 mila. Biondi Santi: un flagello, come i cinghiali

(Ap)

SIENA — Bambi Attila. Flagello di Bacco. E di uve pregiate: Chianti Classico, Montalcino, Montepulciano. Walt Disney non apprezzerebbe, e con lui generazioni di bambini, ma il suo dolcissimo e indimenticabile Bambi mica si aggirava famelico per i vigneti del Chiantishire, divorando con metodica pazienza i giovani germogli delle viti, le cosiddette «buttate nuove». Esagerazioni? Il dibattito è aperto.

Intanto però, al grido «attenti al Bambi», schiere di agricoltori di Coldiretti , Cia e Confagricoltura hanno messo nel mirino (e non solo in senso metaforico) caprioli e cervidi del Senese, reclamando interventi urgenti (e decisamente drastici) da parte delle autorità competenti. «È una situazione insostenibile — denunciano —, un grave danno alla viticoltura in un periodo già difficile». Soluzioni? Poche. Anzi, una sola, a sentir loro: piombo e ancora piombo. Che, tradotto in forma meno truculenta, suona così: «Occorre procedere speditamente — scrivono — a nuovi abbattimenti straordinari per riportare la densità dei cervidi a numeri sostenibili». Guerra a Bambi, dunque? «Calma, calma: i danni ci sono, ma non maggiori di un anno fa, quando furono quantificati tra i 40 e i 45 mila euro nel Senese».

L’assessore provinciale all’agricoltura, Claudio Galletti, preferisce sparare cifre, anziché intensificare il volume di fuoco. «Il piano d’abbattimento per la stagione 2008-2009 è stato realizzato quasi al cento per cento», assicura. In cifre, significa che sono stati eliminati, nella sola provincia di Siena, 5.667 caprioli, quasi un migliaio in più rispetto all’anno scorso. «Abbiamo anche ottenuto di allungare il periodo di abbattimento di 15 giorni e ciò ci ha permesso di sopprimere un’altra trentina di animali». Come dire: di più, non si può fare. Anzi, a sentire Legambiente, si fa anche troppo da queste parti: «Prima le denunce contro i lupi, ora i caprioli—afferma Nino Morabito —: mi pare che ci sia un allarmismo eccessivo. I piani di abbattimento sono chiari, basta rispettarli».

Facile a dirsi. Per l’associazione Città del Vino, i Bambi sono peggio delle cavallette di biblica memoria: «Un flagello, in Toscana ci sono 150 mila cinghiali e 50 mila caprioli. Tra il 2005 e il 2007, sono stati chiesti danni per 5 milioni di euro». Jacopo Biondi Santi è un distinto signore, «toscano Docg dal 1310 in linea diretta maschile », il cui albero genealogico è irrorato di vino, e che vino: fu un suo antenato, Ferruccio, ad inventare il Brunello di Montalcino. Anche lui combatte la sua personale battaglia contro cinghiali e caprioli: «I primi mangiano l’uva: se ne entra uno in un vigneto, è capace di far fuori anche 50 chili di grappoli. Ma il capriolo fa di peggio: divora la foglia giovane, facendo praticamente tabula rasa di un’intera piantagione ». Le difese si riducono a due: la costruzione di alti recinti attraversati da corrente elettrica («Ve ne sono alcune che trasmettono la scossa prima ancora che l’animale venga in contatto con la rete») oppure cannoncini a gas che emettono ad intervalli regolari scoppi simili a fucilate («Ma dopo un po’ i caprioli si abituano »). Quindi? «L’unica è innalzare le quote d’abbattimento». O perlomeno, aggiunge Alessandro Regoli, direttore del sito Winenews.it, «fare in modo che i cacciatori abbiano la possibilità e il tempo di eliminare il numero di caprioli stabilito dalla Regione, mentre di solito non si va oltre il 70-80%».

Francesco Alberti
19 maggio 2009

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