LIDA Firenze

Lega Italiana dei Diritti dell'Animale

Come muoiono i delfini nei delfinari

Posted by lidafirenze su 28 aprile, 2009

I delfinari o parchi acquatici, nella sostanza, sono null’altro che circhi per animali marini, che fingono di avere però più alte finalità. Secondo la legge italiana (DM 6/12/2001, n.469) la detenzione dei delfini è permessa solamente se vengono garantiti programmi di educazione, ricerca e riproduzione, che puntualmente non vengono affatto realizzati.
L’unico scopo dei delfinari è quello di arricchirsi sfruttando indegnamente dei poveri animali reclusi.

Su quale tipo di “educazione” possa derivare dall’esibizione di animali imprigionati e costretti a ridicoli esercizi non vale la pena di spendere parole. Una breve visita su alcuni di questi siti bene evidenzia poi lo spessore – nullo – di questi studi. Dall’entrata in vigore della convenzione CITES (1973) è vietata la commercializzazione di animali catturati in natura, ma sempre con delle eccezioni.

In Italia ci sono 6 impianti di questo genere, e in tutto il mondo almeno 170, quindi significa che migliaia di animali, da tutti ritenuti intelligentissimi, vengono sfruttati per spettacolini stupidi, nuoto con i delfini, pet-therapy di vario genere (ad esempio contro la depressione). Questo genere di pet-therapy è assolutamente ingiustificabile: per un supposto vantaggio per i pazienti, si condannano alla cattività e alla morte esseri sensibili e intelligenti, e questo non è ammissibile.

Qualche dato sul “benessere animale” di cui questi splendidi mammiferi acquatici godono nelle vasche dei delfinari: nelle vasche delle loro prigioni hanno a disposizione 80 metri quadri ciascuno, sempre che le norme CITES siano rispettate, per animali di 3-4 metri di lunghezza, mentre in natura percorrono kilometri e kilometri ogni giorno in mare aperto e vivono in branchi .

Maltrattamento e morte nei delfinari
In natura un delfino vive intorno ai 45 anni, mentre la metà dei delfini catturati in mare muoiono entro 2 anni e la restante parte non sopravvive oltre i 5 a causa di varie malattie strettamente correlate con la vita in vasca .

Ma vi sono anche molti casi di autolesionismo e aggressività contro i compagni e contro gli addestratori.

E’ interessante riportare alcune osservazioni tratte una perizia per un processo per maltrattamento, relativa alla morte di un delfino a Gardaland [3]. Lì vennero riscontrati l’utilizzo dello stimolo della fame come tecnica di condizionamento per lo spettacolo, il degrado delle strutture, varie inosservanze delle norme tra cui il livello di cloro che causava disturbi alla vista degli animali, l’assenza di un responsabile sanitario reperibile, l’isolamento come “punizione”, ecc.

Naturalmente si tratta di un caso isolato perché gli addestratori e i proprietari di queste strutture sono sempre rispettosissimi e attenti al benessere dei loro animali… come no! voi ci credete?..io no.

Qualcuno si ricorderà di Flipper: il delfino protagonista di una fortunata serie televisiva degli anni ’60. Ebbene … “Flipper e’ morto suicida tra le mie braccia. Uso questa parola con trepidazione, ma non conosco un’altra parola che descriva l’asfissia auto-indotta… Flipper mi ha guardato negli occhi e ha smesso di respirare”. Lo ha dichiarato Ric O’Barry, il suo addestratore che in seguito a questa morte e’ diventato un attivista di fama mondiale per gli animali, e si batte contro i delfinari.

Non date soldi a chi imprigiona gli animali
Le conclusioni sono semplici: questi maltrattamenti e morti potranno aver fine solo quando più nessuno comprerà il biglietto in delfinari, circhi acquatici, acquari. Dando soldi a queste strutture, si contribuisce a far soffrire e uccidere animali: scegliamo di non farlo, il nostro divertimento momentaneo non vale la vita di questi animali.

Fonti

[1] The National Ledger, New Video: Shocking SeaWorld Dolphin Collision Kills ‘Sharky’, 4 maggio 2008
[2] Is it cool to see dolphins at the zoo?
[3] Verbale di consulenza tecnica in relazione alla morte del delfino “Violetta”

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