LIDA Firenze

Lega Italiana dei Diritti dell'Animale

Arriva Il Cucciolo Clonato Che s’Illumina Al Buio

Posted by lidafirenze su 28 aprile, 2009

Roma, 26 apr. – (Ign) – A una prima occhiata questi bellissimi cucciolotti non hanno nulla di strano, ma se cala la notte possono stupire. Se si punta una luce ultravioletta nella direzione del cane, questo si illumina e diventa rosso fuoco. A riportare la notizia è il MailOnline che cita l’ultima trovata del laboratorio di ricerca Byeong-Chun Lee dell’Università nazionale di Seul in Nord Corea, che creò il primo cane clonato Snuppy nel 2005. “Il prossimo passo – annunciano gli scienziati – sarà ricreare degli animali con le stesse malattie degli uomini”.

Il team di ricercatori spiega che “si tratta di cani trangenici nel senso che il loro codice genetico è stato modificato più di quanto sarebbe accaduto naturalmente”. La squadra di Mr Lee ha avuto soltanto 7 gravidanze di successo da 344 embrioni clonati, impiantati in una ventina di cagnoline. Abbiamo inserito il gene della fluorescenza, spiegano dal laboratorio, utilizzando un retrovirus, ma c’è un unico piccolo problema: “Non riusciamo ancora a prevedere esattamente dove si insedierà”.

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Una Risposta to “Arriva Il Cucciolo Clonato Che s’Illumina Al Buio”

  1. Una operazione specista che non tiene conto assolutamente delle esigenze specifiche del cane ma solo quelle affaristiche e di proprietà brevettata di pochi uomi: di solito i più potenti dell’economia, in concussione con quelli della politica. La risposta data dai ricercatori coreani, per rassicurare i lettori, è che i prossimi passi saranno quelli di “creare animali con le stesse malattie umane”. E’ semplicemente quello che stanno facendo le migliaia di strutture di ricerca del mondo occidentale, senza esiti positivi per l’uomo. Anzi solo esiti negativi per gli animali che vengono assoggettati alle malattie per trovare antidoti di guarigione che al 98% dei casi, come si è dimostrato, non funzionano sull’uomo. E nonostrante questo le multinazionali farmaceutiche e di ricerca continuano a non voler considerare gli animali come esseri senzienti, con profonde sensibilità e sentimenti simili ai nostri. Noi che tra le specie terrestri siamo gli esseri più abominevoli (una volta lo si diceva dell’uomo delle nevi, forse perchè chi ha coniato questo termine si è riconsosciuto in queste condizioni) tuttora viventi e presto destinati a soccombere, se non si provvederà con una diversa cultura, che abbandoni l’idea del profitto per far prevalere quella della vita di tutti gli esseri terrestri e forse non solo di loro.

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