LIDA Firenze

Lega Italiana dei Diritti dell'Animale

Quei cani che agli uomini insegnano cos’è la compassione

Posted by lidafirenze su 15 dicembre, 2008

LIBERO
13 DICEMBRE 2008

OSCAR GRAZIOLI

Quella che leggete potrebbe essere una fiaba di Natale, da raccontare ai bambini sotto l’albero, se solo avesse un lieto fine. Non è così e allora tenetela per voi. Se non l’avranno già capito da soli, gli farete leggere queste storie quando saranno più grandicelli, perché si rendano conto di quanto possa differire un uomo da un cane.
Cala la sera, piove e nevischia, sulla strada che, a pochi chilometri da casa mia, porta dalla collina di Montericco verso l’entrata della città. Traffico intenso, un paio di settimane al Natale e se c’è la crisi, apparentemente non sembra, vista la fretta con cui auto di grossa cilindrata sfilano verso il centro, prima che chiudano i negozi addobbati di luci e strass, come ogni anno. Poco distante dal manto stradale c’è una villetta con un giardino recintato. Nella cuccia, al caldo, l’anziana mamma tiene d’occhio quel cucciolo indaffarato a perlustrare la rete di recinzione, quella femmina di pochi mesi che salta fra i primi fiocchi di neve che vede nella sua vita, mentre si ferma a saggiare le losanghe della rete con la zampa. La piccola, a un certo punto, si arresta, dà un’occhiata verso la cuccia dove la mamma si è assopita, solleva il bordo della rete che ha ceduto e va incontro alle luci scintillanti dei fari e della città. l’auto riparte . L’anziana Daisy se ne accorge troppo tardi, quando un urlo straziante la fa saltare verso la rete. Ci mette un po’ di tempo a sollevare quel lembo già cedevole e in pochi minuti è sul ciglio della strada dove, dalla testa della cucciola, esce un filo di sangue, mentre l’auto che l’ha investita rallenta, sembra fermarsi, esita. Poi, nell’assordante fragore di clacson e trombe che la spingono a non arrestarsi, sgomma via, verso i negozi che sono vicini all’ora di chiusura. Non vorrete trovare la saracinesca chiusa per un cane investito che ha sbattuto contro un cordolo, vero? La mamma si siede sul ciglio, fa un passo avanti e uno indietro, salta di qua e di là, abbaia verso quei motori rombanti, quelle portiere che non si aprono, quelle gomme che rallentano e poi riprendono. Dentro gli abitacoli gli occhi scrutano il bordo della strada, poi si voltano a guardare gli stop della macchina davanti che si sono spenti. «Riparti, su, magari ci fregano l’ultimo ippopotamo di peluche, mentre si chiude la serranda del negozio». Sul bordo della carreggiata la mamma continua disperata a cercare di attrarre l’attenzione dei passanti, abbaiando senza sosta. Daisy ansima e il sangue si mischia ai fiocchi di neve. Per tre ore, sotto la pioggia e la neve, la mamma piange chi sa che sta per andarsene, nell’indifferenza di qui finestrini chiusi. È un passante che, dopo quasi quattro ore, chiama i carabinieri. Daisy ha visto la neve per la prima e l’ultima volta e la mamma viene consegnata ai proprietari che la tengono in casa al caldo, almeno per quella notte. pietà canina . Dall’altra parte del mondo, in Cile, un cane cerca di attraversare l’autostrada “Vespucio Norte” a Santiago e viene investito da un’auto. Pochi minuti dopo arriva un altro cane che, schivando camion e macchine, riesce ad afferrare il suo simile per la collottola e per le zampe, trascinandolo sul bordo della strada portandolo fuori pericolo. Inutilmente però perché quel cane che forse non aveva mai incontrato muore subito dopo per le gravi ferite inferte dall’auto.
Queste due storie, geograficamente lontane, sono accomunate dal destino di due morti così uguali e così distanti da meritare una riflessione, anche se lontana dall’albero di Natale.

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