LIDA Firenze

Lega Italiana dei Diritti dell'Animale

NORD AMERICA: INDUSTRIA DELLA PELLICCIA IN CRISI

Posted by lidafirenze su 26 novembre, 2008

Dopo anni di lunghe campagne, appelli, manifestazioni e di diffusione della macabra realtà che si nasconde dietro ogni capo che contiene anche solo un bordo in pelliccia, finalmente la verità, come già avevamo anticipato in un precedente aggiornamento, ha rotto il muro del silenzio e le nostre voci stanno rendendo giustizia a milioni di animali che soffrono nel silenzio.

Nei giorni scorsi, la rivista canadese “The Prince Albert Daily Herald”, ha dedicato un lungo articolo allo stato di crisi in cui giace il commercio delle pellicce in Nord America.
Il commercio delle pellicce è in ginocchio a causa sia dei cambiamenti delle tendenze della moda sia delle proteste delle associazioni protezioniste ed animaliste.
Scott Robertson, proprietario e manager della Robertson Trading Post con sede a La Ronge, è un acquirente di pellicce, uno tra gli ultimi del suo genere, il quale commenta: “Lo facciamo perché l’abbiamo sempre fatto, non perché produce soldi. Acquistiamo le pelli e le mandiamo a Toronto per le aste del Nord America. Incrocia le dita e prega, non hai idea se riuscirai a vendere”.
I prezzi vengono fissati in base a quelli realizzati nelle precedenti vendite e la situazione per il settore e attualmente tutt’altro che rosea. Il prezzo delle pelli di foca sul mercato delle aste internazionali, ad esempio, è sceso del 60% ed una pelle vale all’incirca 4$.
Robertson, registra una continua diminuzione delle pelli che arrivano al suo stabilimento, ma ciò non ha nulla a che vedere con la popolazione degli animali selvaggi, ma con il rifiuto delle persone di continuare questa attività, preferendo mansioni più redditizie in altri settori.
L’industria della moda in Nord America è stata fortemente influenzata dalle campagne anti fur, le quali hanno avuto la conseguenza di fare crollare i prezzi delle pelli sul mercato.
Robertson poi commenta che il commercio aveva raggiunto l’apice negli anni ’80 ed aveva permesso l’espansione dell’attività. Ora invece è virtualmente impossibile vivere con il commercio delle pellicce: la Robertson Trading Post, come altre aziende del settore, guadagna denaro vendendo articoli di drogheria e gadgets per i turisti.
“Congratulazioni per avere distrutto i nostri affari”, sono le parole con cui conclude l’intervista.

Nel frattempo in Europa, l’Austria festeggia 10 anni senza allevamenti di animali da pelliccia. Il divieto era stato approvato nel febbraio del 1998 ed il 30 novembre dello stesso anno era stato formalmente trasformato in legge. Questa legge aveva fatto dell’Austria il primo paese al mondo a vietare l’allevamento di animali “da pelliccia”. Nella metà degli anni ottanta, grazie ad una massiccia campagna che metteva in luce la crudeltà degli allevamenti, crollarono le vendite di pellicce e gli allevamenti iniziarono a chiudere uno dopo l’altro. Nel 1998, quando venne introdotto il bando, restava un solo allevamento, il quale dovette chiudere.

Paola Ghidotti
OIPA International Campaigns Director

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